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Anche quest'anno, in occasione del 25 novembreGiornata Internazionale contro la violenza sulle donne, FISE LAZIO fa appello ai propri tesserati per dare testimonianza della propria solidarietà nei confronti delle donne vittime di violenza. Un gesto simbolico che tutti i partecipanti ai concorsi di questo fine settimana  potranno compiere indossando un accessorio di colore  rosso per manifestare la propria adesione alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

L'invito è rivolto dal Comitato Regionale anche agli addetti ai lavori: istruttori, direttori di campo,  giudici  e steward ai quali, in particolare, è stato richiesto di consentire l'ingresso nei campi prova e gara degli atleti che vorranno indossare un fazzolettotrecciafascia al bracciofiocchetto fiore di colore rosso durante i concorsi in svolgimento da venerdì 22 a domenica 24 Novembre.
 
Perché il colore rosso:
La Lega Calcio di serie A insieme a WeWorld Onlus  è alla terza edizione della Campagna #unrossoallaviolenza, L’iniziativa richiama il cartellino rosso per esorcizzare insieme a tutte le donne vittime di violenza la paura che vivono ogni giorno. Le gare della 13ª Giornata di Andata della Serie A TIM 2019/2020 si coloreranno di rosso
 
Che cos'è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne?
La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno.
Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.[1] Il 25 novembre 1960, infatti, le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

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